IL
NOSTRO ANTIMPERIALISMO E QUELLO ALTRUI:
UN
PUNTO FERMO E UNA VALUTAZIONE CRITICA SUI METODI DI LOTTA.
Le
seguenti organizzazioni e singoli compagni componenti l'Assemblea
Antiimperialista, primi firmatari di questo documento: AssiJug, Campo
Antimperialista, Coordinamento romano per la Jugoslavia, Direzione-17, Gruppo
Zastava Trieste; i compagni di Bologna, Pordenone, Vicenza, Udine;
-
considerata l'attuale fase politica interna e internazionale;
-
considerati i recenti attentati dinamitardi verificatisi dopo l'omicidio
D'Antona in varie parti del Paese, ultimo dei quali l'attentato che il 10 aprile
scorso ha danneggiato a Roma la sede dell'Istituto Affari Internazionali e del
Consiglio per le Relazioni Italia-Stati Uniti, e la loro attribuzione all'area
antiimperialista;
- alla
luce dell'attuale recrudescenza della campagna di criminalizzazione e
repressione dei movimenti di lotta radicali antagonisti, antiimperialisti e
comunisti, campagna diffamatoria e allarmistica rilanciata, complici i media, in
occasione delle recenti elezioni politiche e amministrative e in vista
dell'appuntamento internazionale del vertice dei G8 a Genova, ed evidenziatasi
in tutta la sua violenza nel corso delle manifestazioni contro i vertici G8 a
Napoli e UE-Usa a Goteborg;
-
considerato l'attuale costante restringimento degli spazi e delle garanzie
democratiche nel nostro Paese, con la creazione della IV° Forza armata, la
modifica dello status dei servizi, l'allargamento e l'applicazione sistematica
di leggi a-democratiche risalenti alla legislazione d'emergenza
Abbiamo
piu' volte espresso valutazioni critiche riguardo alle posizioni di partiti e
organizzazioni che pur essendosi schierate, nelle fasi cruciali delle guerre nei
Balcani, contro l'intervento armato portato avanti dal nostro Paese e dai suoi
alleati, hanno poi seguito una vocazione pacifista o testimoniale, assumendo
forme di contestazione, sia pure apertamente conflittuali nei modi di agire, non
orientate alla limpida mobilitazione e denuncia della causa primaria di tale
intervento armato, cioe' contro l'attuale inscindibile connessione
globalizzazione economica - guerra di aggressione - occupazione militare -
ingerenza per la sottomissione politica dei Popoli. Connessione che configura,
oggi, l'imperialismo, non solo quello Usa-NATO ma anche quello che i nostri
governi cercano di sviluppare in Europa in relativa autonomia.
Intendiamo
ora chiarire la nostra posizione riguardo ad alcuni episodi di propaganda armata
che hanno costituito pretesto per aggressive campagne stampa di
criminalizzazione rivolte contro il movimento antagonista e antimperialista.
Nelle
rivendicazioni del recente attentato di Roma - e alle stesse motivazioni viene
ricondotto l'attentato alla sede INCE di Trieste - si afferma che gli enti
colpiti "orientano le posizioni della borghesia imperialista e l'iniziativa
degli equilibri politici di governo del nostro paese su un indirizzo
euro-atlantico", e che quindi vengono colpiti in quanto simboli e centri
strategici e decisionali di organismi imperialisti nazionali e sovranazionali
come la NATO e i potentati politico-economici che la controllano, dall'FMI al
WTO alle multinazionali, dalla Banca Mondiale alle Compagnie petrolifere, ecc..
Siamo
dell'opinione che azioni di questo tipo pregiudicano, anziche' incentivare, il
diffondersi di una sensibilita' antimperialista e il radicarsi nel contesto
sociale delle formazioni (per ora assolutamente minoritarie) che ne esprimono i
contenuti; non promuovono, anzi ostacolano nella situazione attuale, la
radicalizzazione del movimento di lotta contro le risorgenti velleita' coloniali
dell'Italia e le aggressioni imperialistiche attuate dall'Alleanza Atlantica a
danno di popoli e nazioni che non si adeguano alle imposizioni della
globalizzazione e del neoliberismo, aggressioni tutt'ora in atto nei Balcani, in
America Latina, in Medio Oriente, in Palestina.
Il
rilievo che azioni di propaganda armata ottengono sui media, infatti, e' tale
poiche' esso e' funzionale ad una politica di colpevole deformazione
dell'informazione: legittima diviene, cosė, la violenza di stato e la guerra
imperialista, perche' condotta dallo Stato "democratico" (l'impiego
dell'esercito e' prerogativa dello Stato, lo Stato italiano e' - per sua
definizione - "democratico", ne consegue che la guerra e' lo strumento
della democrazia), mentre illegittima o "terrorista" e' quella
opposizione che denuncia proprio la natura oppressiva, violenta e imperialista
di questo Stato e vuole contrastarne le scelte belliciste e atlantiste, non solo
per la forma che assumono ma per gli obiettivi che perseguono di
ricolonizzazione dell'Est europeo e di complicita' nell'esproprio delle risorse
di Stati "non allineati".
Rovesciare
questa logica nella coscienza comune e' compito che riteniamo di doverci
assumere, nella prospettiva di contribuire a far crescere un piu' largo fronte
di opposizione alla presenza di basi Nato sul territorio nazionale, alla
militarizzazione della societa', alle scelte neocolonialiste dei nostri governi.
Attentati
episodici messi a segno da gruppi isolati, in un contesto sociale indifferente e
facilmente vittima delle montature mediatiche (cui viene fornito un pretesto per
stigmatizzare in blocco il movimento antimperialista come nemico non di questo
Stato ma della "pace" e della "sicurezza sociale"), non
raggiunge lo scopo di promuovere un piu' alto livello di coscienza tra le masse,
ma riconcilia la parte piu' critica di esse con la propria impotenza.
Innanzitutto
vanno quindi separate le conseguenze provocate dall'attentato dal contenuto
politico espresso nelle rivendicazioni: non si giudica mai qualcuno in base a
cio' che egli pensa di se stesso, ne' il significato di un atto cosi' eclatante
come il mettere una bomba dipende dalle intenzioni di chi l'ha compiuto. Un atto
di guerra, com'e' quello di usare una bomba, presuppone la guerra, altrimenti e'
pericolosissimo avventurismo politico. Ma non c'e' alcuna guerra qui, in Italia:
non siamo ne' in Palestina ne' in Colombia. Al contrario, nel nostro Paese la
lotta di classe, che pur esiste, non ha mai conosciuto livelli cosi' bassi, e il
fronte anticapitalista non e' mai stato cosi' debole e diviso. Compiere queste
azioni in queste condizioni e' quindi non solo velleitario, e' una forma di
soggettivismo politico che poco ha a che fare con la tradizione comunista,
semmai con le piu' estreme forme di anarchismo individualistico: quando un
piccolo gruppo pretende di poter mutare il segno della situazione usando la
dinamite, cio' indica che esso ha perso il senso della realta', e presenta tutti
i segni della disperazione politica.
Anche
sorvolando sul destino politico a cui questi gruppi vanno incontro, in questo
paese di trame e misteri in cui tanti pensano che a mettere le bombe siano pezzi
deviati dello Stato (e sono in molti, infatti, a ritenere che questi attentati
siano direttamente organizzate dallo Stato per colpire il movimento
antiimperialista), l'aspetto drammatico di queste frastornanti azioni e' la
sproporzione tra lo scopo prefissato e il risultato ottenuto. Esse infatti non
solo non portano consenso alla lotta antimperialista e non spostano di un
millimetro i rapporti di forza reali, ma al contrario forniscono giustificazioni
alla campagna repressiva e criminalizzatrice delle lotte e, isolando gli
antimperialisti dalla solidarieta' sociale, li espongono a
"ritorsioni" tanto esemplari quanto legalmente ingiustificabili, tanto
piu' pericolose per il movimento quanto piu' esso e', come in questa fase,
debole e frammentato, nonche' contribuiscono a giustificare nell'opinione
pubblica l'uso da parte dello Stato di strumenti repressivi sempre piu'
violenti, ivi compreso l'uso delle armi.
Riteniamo
quindi che ogni azione di questo tipo si risolve a vantaggio del nemico di
classe, sia in termini di egemonia sociale che in quelli dei rapporti di forza.
Quando non c'e' una proporzione tra il mezzo e il fine, ogni azione rischia di
essere, o sembrare, una provocazione. Per questo noi le critichiamo, come
critichiamo tutte le iniziative sbagliate che distolgono il movimento comunista
e antiimperialista occidentale dal concentrarsi sui suoi difficili compiti di
resistenza.
Noi
combattiamo una difficile e snervante lotta dietro le linee di una guerra che si
va combattendo altrove: siamo gli oppositori alle politiche di un Paese che
porta la guerra in altri Paesi, e siamo forze di complemento di coloro che,
nelle periferie dell'Impero, sono costrette a battersi, armi in pugno, per la
vita o per la morte. E attorno e dentro questa nostra lotta dobbiamo costruire
coscienza e consenso politici. Questo ruolo puo' essere considerato marginale,
oppure mortificante, solo da quei rivoluzionari affetti dalla nota malattia
dell'impazienza. Perche' il comunismo e' un progetto di trasformazione sociale
che investe il destino dell'umanita', e' un processo che respira assieme alle
masse, tra le masse. Non si addice alla lotta per il comunismo l'individualismo
soggettivistico di chi non agisce in stretto legame con la classe, e neppure
l'angustia della critica testimoniale del presente.
La
nostra scelta e' dunque quella di promuovere l'iniziativa diretta con la
costruzione di campagne politiche di controinformazione e mobilitazioni su
obiettivi qualificanti, capaci di coinvolgere e aggregare formazioni diverse,
per contribuire alla crescita di un movimento che giunga ad interferire nella
pianificazione imperialista dei conflitti da parte delle "democrazie"
occidentali.
Ci sia
permesso dunque riaffermare che con questa analisi e strategia pensiamo di
essere nel giusto, e chi pensa alla plausibilita' della lotta armata qui e ora
nel torto marcio. Le azioni armate compiute alla fine degli anni '70 non
annunciavano la rivoluzione ma la disfatta.
Vogliamo
infine sottolineare che le forze politiche -di centro-sinistra e di
centro-destra- che hanno governato e che si accingono a governare il nostro
Paese, e che oggi ipocritamente e strumentalmente esecrano e paventano un
"rinascente terrorismo", portano la pesante responsabilita' di avere
sommerso il territorio jugoslavo con migliaia di tonnellate di tritolo e uranio
con il pretesto dell'intervento umanitario, mentre oggi si rendono complici
passivi del massacro del popolo palestinese. Coloro che considerano la violenza,
il piombo, le guerre di sterminio e l'oppressione metodi leciti per risolvere i
conflitti e imporre la loro supremazia, non hanno alcun titolo per dichiarare
illecita una violenza, incommensurabilmente minore, rivolta contro di loro.
Noi,
che all'aggressione alla Jugoslavia ci siamo opposti da subito come ci opponiamo
oggi, pur con le nostre forze limitate, riteniamo di avere l'autorita' politica
per esprimere una critica risoluta del metodo della propaganda armata.
AssiJug (wynkoop@tiscalinet.it),
Campo
Antimperialista (itacampo@antiimperialista.com),
Coordinamento
romano per la Jugoslavia (jugocoord@libero.it),
Direzione-17
(direzione17@tin.it),
Gruppo
Zastava Trieste (zastavatrieste@libero.it);
i
compagni di: Bologna, Pordenone, Vicenza, Udine;
dell'Assemblea Antimperialista - 17 giugno 2001