DA CHE COSA INCOMINCIARE ?

L'Assemblea Operaia di Torino dello scorso anno nasceva dall'esigenza, individuata da parte di lavoratori di diverse città e settori di lavoro in Italia, di lavorare a partire dai luoghi di lavoro dei convenuti "per la ripresa di un movimento di classe per la società senza classi".

In quell'occasione, i numerosi lavoratori intervenuti hanno posto l'accento sulla necessità di contrastare la politica settaria e di divisione nella classe introdotta dai partiti, parlamentari e non, all'interno dei sindacati e nei luoghi di lavoro. Una battaglia per l'indipendenza e autonomia di classe era vista come necessaria per risalire dallo stato di debolezza e frantumazione causato da decenni di ossequiente subordinazione degli interessi dei lavoratori alle compatibilità, alla politica di concertazione, alla moderazione rivendicativa.

In un anno di lavoro molta esperienza è stata fatta da quei lavoratori su questo percorso. Si è capito che non basta denunciare gli attacchi continui alle condizioni di vita e di lavoro, come non basta lamentare la disunione e il settarismo in seno alla nostra classe. E' necessario che si lavori senza sosta a valorizzare ogni momento di lotta, a ristabilire la fiducia dei lavoratori nelle proprie forze. La crescita di questa fiducia dei lavoratori nelle proprie forze, che sono immense, può esserci solo con la consapevolezza che dovunque nel mondo capitalista ci sono lavoratori, compagni di lotta, che non stanno fermi un solo istante e qualche volta la spuntano contro un avversario che è potente solo fino a quando nella nostra classe prevale la sfiducia e il disorientamento.

Ma soprattutto si è anche fatta l'esperienza che una lotta dei lavoratori limitata alla difesa delle loro condizioni di vita non è sufficiente alla ripresa della lotta di classe per una società senza classi. Questa lotta, e il movimento che supporta e la alimenta, richiedono coscienza politica e organizzazione. E' indispensabile che i lavoratori e le avanguardie più coscienti e combattive comincino a pensare seriamente al valore politico della propria lotta. Il padronato ha dimostrato ancora di più in quest'anno di detenere saldamente, attraverso i partiti, i sindacati di regime, le istituzioni e i corpi separati, il potere nei luoghi di lavoro e nella società. Il padronato possiede le sue formidabili organizzazioni, a livello internazionale e nazionale. Al G8 di Genova questo potere si è espresso in modo violento e determinato contro un movimento socialmente eterogeneo, necessariamente disorganizzato e impotente.

 

Lo stesso padronato ha ora la forza di imporre ai lavoratori una finanziaria che rincara la dose di sacrifici, una finanziaria pesantemente antiproletaria motivata con una guerra decisa a tavolino dai signori della guerra americani e dai loro lacchè in tutto il mondo e fatta passare spudoratamente per una guerra in difesa della "libertà" e "sicurezza" anche ai lavoratori, che di libertà conosciamo solo quella di farci sfruttare alle condizioni imposte e della sicurezza ignoriamo cosa sia, dal momento che nessuno ci garantisce neppure il domani. Una guerra strombazzata in mille modi tutti menzogneri per toccare tutte le molle del consenso e soprattutto per ottenere la complicità dei lavoratori, ma sulle cui cause materiali nessuno è interessato a discutere seriamente. La conseguenza della crisi del capitalismo è l'ennesima guerra. La recessione è guerra imperialista, che serve ad accaparrarsi nuove fette di mercato, depredare nuovi territori, distruggere per ricostruire e mantenere il dominio politico e militare. I Bin Laden di turno prodotti dagli stessi apparati militari imperialisti e "sfuggiti" al loro controllo, sono l'ennesimo pretesto costruito dalla propaganda per legittimare non la cattura di un presunto terrorista ma il genocidio di un popolo e il controllo dei territori.

Nel frattempo, il capitalismo ha esteso il suo rullo compressore in tutte le aree del pianeta. La nostra classe aumenta di numero, soprattutto nell'epicentro asiatico dei conflitti. Le sostanze infiammabili e i potenziali di lotta si fanno sempre più esplosivi. La corsa al profitto è diventata più frenetica e sta trasformando il pianeta in un unico mercato in cui si compra e si vende. Il denaro schiavizza tutto e troppe ricchezze vengono pompate quotidianamente per alimentare la grande arsura di un capitale mondiale sempre più incalzato dalla caduta del saggio di profitto, sempre più costretto a dirottare ricchezza verso il capitale finanziario, sempre meno incentivato a ad investirsi produttivamente. Il meccanismo di accumulazione produttiva del capitale comincia a dare sussulti. La crisi di cui si lamentano i padroni non significa, come vogliono farci credere, che noi lavoratori non produciamo più ricchezza per loro, ma che ne produciamo troppa. In questo anno la nostra classe ha prodotto per la loro società dello spreco generalizzato, con meno lavoratori occupati, più di quanto aveva prodotto negli anni precedenti. Le contraddizioni del mondo capitalistico aumentano con rapidità vertiginosa. Le disparità nella ricchezza sono spaventose: da una parte c'è l'obesità, dall'altra la fame. Mentre un americano consuma quest'anno 14.691 KWh, un italiano, che non è meno preda del benessere dell'americano, ne consuma solo 4.900. In una ristretta parte del mondo capitalistico è proprio lo spreco a creare problemi (smaltimento dei rifiuti, crisi energetica), mentre nella stragrande maggioranza si muore di freddo e si mangiano rifiuti.Le crisi e le guerre servono al capitalismo a rinascere dalle proprie macerie per vampirizzare nuovamente la forza-lavoro, per depredare nuove e vecchie popolazioni in ogni parte del mondo.

I lavoratori che da queste considerazioni traggono il motivo per riconvocare l'Assemblea Operaia, denunciano apertamente ai propri compagni l'incompatibilità del capitalismo con le sorti dell'intera umanità. Questo cadavere che è ormai diventato il modo di produzione capitalistico sopravvive unicamente con le iniezioni di plusvalore che trae dal nostro lavoro. I metodi si fanno sempre più incalzanti per la nostra classe: ristrutturazioni, licenziamenti, cassa integrazione, precarizzazione, lavoro in affitto, spezzettamento del fronte di classe in una miriade di forme giuridiche "atipiche", riduzione del rapporto di lavoro ad un rapporto individuale con da un lato il lavoratore e dall'altro la schiacciante forza del capitale anonimo e del suo apparato statale.

L'Assemblea Operaia di quest'anno intende proseguire negli intenti individuati nella precedente assise. Essa si rivolge a tutti i partecipanti dello scorso anno e ai lavoratori che nel frattempo ne hanno condiviso gli obbiettivi, per ribadire la necessità di ricostruire pazientemente l'unità di classe anche sul terreno dell'organizzazione sindacale e politica, con una attenzione particolare per la presente sessione rivolta ai temi politici dello scontro di classe tra capitale e forza-lavoro. Ci sembra giunto il momento per mettere sul tappeto le questioni vitali ad ogni ripresa delle lotte:

da che cosa incominciare

per porre concretamente le basi per organizzare l'indipendenza della classe operaia in Italia, come reparto del proletariato internazionale

Sabato 15 dicembre, ore 15.00

Domenica 16 dicembre, ore 10.00

Presso l'Associazione Popolare "La Fucina"
(via Falck, 44 - Sesto San Giovanni, MI)

Assemblea Operaia

"Contro le guerre dei padroni per l'organizzazione dei lavoratori"



Comitato di fabbrica Brollo Marcegaglia (Sesto San Giovanni)

Redazione di VOCI STONATE, foglio dei lavoratori T.I.M. (Roma)

Redazione di RADIOHANGAR, foglio dei lavoratori Alitalia (Roma)

Collettivo Operaio Metropolitano Anticapitalista SENZA PADRONI (Firenze)

BOLLETTINO DELLE LOTTE OPERAIE E PROLETARIE (Torino)

Collettivo Rete Operaia (Bologna)

Operai e delegati:

OMNITEL, T.I.M. (Milano), Pirelli (Bollate), Nuova Tre Esse, Provincia (Torino), OM IVECO FIAT (Brescia), Atesia, A.S.L. RMD (Roma)


Per contattarci e organizzarci: telefax 011-2050430

e.mail bollettinoperaio@libero.it

Fot. In Prop. Via S. Ottavio, 20



HOME