Mentre l’Italia, membro attivo della NATO e del G8,  va assumendo un nuovo ruolo tra i Paesi imperialisti, lo stato lancia una campagna di

ALLARME STAMPA E REPRESSIONE POLIZIESCA CONTRO GLI ANTIMPERIALISTI

Gli ultimi mesi di governo del centro-sinistra sono stati caratterizzati, oltre che da un appiattimento programmatico sulle istanze del capitale (devolution, competitività, flessibilità, privatizzazioni, atlantismo), dall’intensificarsi dell’azione repressiva nei confronti delle formazioni della sinistra non istituzionale, repressione corredata da un’aggressiva campagna mediatica tesa a infondere l’idea che ogni gruppo autonomo dalla politica ufficiale fosse contaminato o contaminabile dal “terrorismo”.

Una campagna di disinformazione e, questo sì, terrorismo psicologico, diretta in primo luogo alla sinistra in genere e al proletariato in lotta, intesa a creare un muro di diffidenza e sospetto verso i soggetti impegnati nell’azione politica diretta  e tra gli stessi compagni, tra gruppo e gruppo, tra l’individuo e il gruppo.

La repressione poliziesco-giudiziaria, invece, ha registrato un aumento di intensità da almeno due anni (da quando, cioè, in coincidenza con l’inizio dei bombardamenti sulla Jugoslavia, sta emergendo lentamente una coscienza antimperialista) e non è nata per colpire forme episodiche e politicamente isolate di azione armata ma è stata condotta da subito contro tutte quelle formazioni che, con la pratica della controinformazione e della iniziativa diretta, diffondono informazione corretta, critica della globalizzazione capitalista e imperialista e si sono impegnati a produrre mobilitazione sul terreno della lotta di classe.

Ogni antagonista è dunque sospettato, ogni comunista è considerato un possibile “terrorista”: il concetto di “illegale” viene progressivamente esteso dal terreno dell’azione a quello dell’opinione, dalla responsabilità individuale di un atto effettivamente compiuto alla “colpa” collettiva della condivisione di ambiti di intervento politico. E questi ambiti, suscettibili di essere “tirati in causa” e colpiti, non mancheranno di allargarsi (come è già successo in epoche storiche passate e recenti) fino ad includere più ampi settori del movimento antagonista, pacifista e non, comunista e non.

Il capitalismo, nel suo stadio maturo, finanziario-monopolista e imperialista, tende a sostituire la mediazione con le classi subalterne con la distruzione delle rappresentanze collettive capaci di opporsi alle sue strategie.

Si tratta di un progetto di repressione sociale che lo stato sta portando coerentemente alla logica conclusione: la progressiva restrizione degli spazi della “democrazia” e delle garanzie costituzionali fino, se necessario, alla imposizione del regime di polizia.

Arresti indiscriminati, perquisizioni, intimidazioni, campagne allarmistiche hanno la precisa funzione di dividere il movimento antagonista (“violenti”-“non violenti”, parademocratici-irriducibili, contestatori-resistenti, ecc.) costringendolo non a confrontarsi al suo interno sulle diverse visioni strategiche e sulla prassi ma a “dichiararsi” gli uni in competizione o contro gli altri sul terreno delle categorie del potere statale-poliziesco (legale-illegale, legittimo-illegittimo, morale-immorale, ecc.) e realizzano, inoltre, lo scopo di fornire una mappatura e schedatura delle organizzazioni impegnate nella lotta di classe.

In questo quadro l’arresto di otto compagni di Iniziativa Comunista rappresenta un caso emblematico. L’unico reato contestato è quello di “associazione sovversiva” (delitto d’opinione codificato in epoca fascista e mai cancellato dal codice, ma per il quale, fino al voto - successivo ai fatti - del Parlamento il 7 maggio ’01, non era prescritta l’incarcerazione): stampa e TV hanno montato il caso lanciando un infondato “allarme terrorismo” e insistendo sulla “pericolosità sociale” dei militanti antimperialisti.

Non facciamoci ingannare: difendere i compagni, tutti i compagni, non significa condividerne le scelte strategiche e la prassi. Non cadiamo nella trappola della frammentazione, del  sospetto, dell’autocensura che apre le porte a quella repressione generalizzata che alcuni pensano di poter schivare unendosi al coro della diffamazione mediatica.

Non lasciamoci confondere: criminali sono le campagne stampa mistificatorie a favore della propaganda reazionaria, terrorista è il governo della guerra “umanitaria” all'’uranio, terroristi sono gli imperialisti del FMI, della BM, della NATO, del Nuovo Esercito Europeo.

Non lasciamoci dividere: repressione e criminalizzazione dell’opposizione sono elementi connaturati a questo stato e introiettarne le categorie di giudizio ci rende strumenti del suo progetto di dominio assoluto culturale, sociale e politico.

Non facciamoci intimidire: quanto più avanza il processo di delegalizzazione della lotta di classe, la legislazione sanzionatoria e l’azione poliziesca, tanto più chiara dovrà essere la nostra denuncia della natura antiproletaria e violenta dello stato.

Esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni di Iniziativa Comunista e a tutti i compagni inquisiti e incarcerati.

Mobilitiamoci per l’abolizione dei reati associativi (270 e 270bis) e di tutta la legislazione di emergenza.

Al carcere, strumento primario della guerra contro il proletariato consapevole, rispondiamo con l’organizzazione della solidarietà e della resistenza.

  Bologna, 17 giugno 2001

  ASSEMBLEA ANTIMPERIALISTA


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