Alleanze di pace contro l'Alleanza Atlantica

Roma 22 Aprile 2001

INTERVENTO tenuto all'assemblea contro la Nato "Alleanze di pace contro l'Alleanza Atlantica" a nome del Comitato Promotore per l'Assemblea Nazionale Antimperialista, che vi ha partecipato su invito dei promotori.

Il nostro comitato ha una storia breve ma estremamente intensa, essendo stato creato solo la scorsa estate con il nome di Coordinamento Nazionale "La Jugoslavia Vivra'". Da allora abbiamo promosso iniziative sia a livello locale che a livello nazionale. Tra queste ultime ricordiamo ad esempio la giornata di lotta contro la NATO e contro l'embargo alla RFJ, tenutasi il 21 ottobre scorso nell'anniversario della strage nazista di Kragujevac, e la recente manifestazione di Cesena nel secondo anniversario dall'inizio della aggressione della NATO. In questa breve stagione abbiamo nostro malgrado assistito ad un ulteriore deteriorarsi del panorama politico interno ed internazionale: basti ricordare il riaccendersi del conflitto in Palestina. Ricordiamo anche (ed e' particolarmente importante per noi che come comitato siamo nati attorno alle vicende jugoslave) che in questi mesi abbiamo assistito all'assalto contro il Parlamento di Belgrado e all'affermazione della classe dirigente liberista e filooccidentale nella RFJ. La distruzione pianificata delle strutture istituzionali, sociali e produttive della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia e' stata attuata in questi dieci anni attraverso l'imposizione di politiche neoliberiste di indebitamento, la strumentalizzazione e l'enfatizzazione delle contraddizioni inter- regionali, lo sfacciato condizionamento della vita politica interna delle repubbliche, nonche' attraverso autentiche aggressioni armate contro ben precise parti in conflitto. In particolare in questi ultimi mesi, sia nelle iniziative pubbliche, sia nell'ambito della nostra attivita' di controinformazione in internet, abbiamo denunciato con dovizia di documentazione il carattere reazionario della nuova classe dirigente belgradese, la D.O.S., gli appoggi - di ogni tipo - a questa forniti da Occidente, le azioni di squadrismo compiute da loro militanti ai danni di esponenti della sinistra politica e sindacale jugoslava. Tra gli aggressori vanno annoverati ad esempio i giovani "gorilla" di Otpor, il tanto strombazzato movimento studentesco, che hanno seguito corsi di formazione organizzati dalla CIA all'estero, ad esempio a Sofia in Bulgaria. E' d'altronde sin dalla fine dei bombardamenti che e' stata scatenata una vera e propria guerra di "bassa intensitý" contro la RFJ: embargo, assassinio di esponenti politici, erogazioni di fondi per centinaia di milioni di dollari per corrompere dirigenti, militari, organizzazioni sindacali, sociali, culturali e politiche, o per crearne ex novo, e per assumere il controllo di mezzi d'informazione, il tutto allo scopo di destabilizzare il paese secondo uno schema ben collaudato, e per sostituire la sua classe dirigente con una sufficientemente servile. Il 25 settembre 2000, un giorno dopo le elezioni federali, il Congresso USA stanziava ancora 105 milioni di dollari per l'appoggio simultaneo ai partiti compiacenti ed ai movimenti secessionisti, mentre tre giorni dopo la D.O.S. e il F.M.I. concordavano in Bulgaria il piano economico di liberalizzazioni e di privatizzazioni. Nel clima di intimidazione scandito ed amplificato dall'uso strategico dei media, jugoslavi e stranieri, si e' svolto l'assalto al Parlamento, con l'incendio dell'ufficio della Commissione elettorale, la distruzione delle schede elettorali, le minacce e le violenze. La destra filooccidentale ha potuto appropriarsi di tutti gli organi di informazione ed ha immediatamente ottenuto il riconoscimento internazionale al quale sono subito seguite la richiesta di ammissione al F.M.I. ed alle altre strutture del dominio finanziario globale. La produzione e la ricostruzione del paese sono state subito bloccate, e le condizioni sociali sono immediatamente precipitate; la liberalizzazione dei prezzi ha subito prodotto aumenti fortissimi. La vecchia legge sulle privatizzazioni - che garantiva quantomeno la prelazione da parte dei lavoratori sulle azioni delle imprese oltre ad un sistema di "golden share" statale sui settori strategici - e' stata abrogata in vista di un'ondata di liquidazioni selvagge. C'e' stata una amnistia generalizzata sui renitenti alla leva nel conflitto del 1999 ma anche sui responsabili dei crimini legati all'irredentismo pan-albanese. Infine si e' arrivati all'arresto di Slobodan Milosevic - cioe' il capo dell'attuale opposizione nel paese - nei termini imposti dagli USA: ricordiamo che gli Stati Uniti avevano fissato la data del 31 marzo come termine ultimo per la cattura di Milosevic e la contestuale concessione di un prestito di 50 milioni di dollari; in caso contrario la RFJ sarebbe stata sottoposta a nuove sanzioni. Le aggressioni squadristiche proseguono tuttora, come possono attestare gli esponenti della CGIL recentemente recatisi a Kragujevac nell'ambito dell'iniziativa delle adozioni a distanza dei figli dei lavoratori della Zastava. In un anno e mezzo dopo la fine dei bombardamenti gli stabilimenti della Zastava erano stati in gran parte ristrutturati ed avevano ripreso in qualche modo la produzione, grazie allo sforzo eroico dei suoi operai. Ma non appena la DOS ha preso il potere la produzione ed ogni piano di ricostruzione e' stato bloccato dal nuovo potere in vista della liquidazione ad acquirenti stranieri, mentre si susseguivano minacce ed aggressioni fisiche contro i sindacalisti. Questi episodi, ed il sostanziale silenzio stampa dal quale sono stati accompagnati, gettano un'ombra pesante anche sulla informazione diffusa dalla stampa della nostra sedicente sinistra. In particolare le testate giornalistiche "Il Manifesto" e "Liberazione" hanno plaudito, se non addirittura inneggiato, alla presunta "rivoluzione democratica" di Kostunica, della D.O.S. e dei loro programmatori economici del G17, che sono in realta' organici al F.M.I. Questo e' solo l'ennesimo atto della campagna di disinformazione strategica che ha accompagnato lo squartamento della RFSJ, campagna alla quale ampia parte della nostra "sinistra" si e' accodata ben volentieri. Ma non puo' esistere alcuna reale opposizione alla NATO se la lotta non viene accompagnata dalla corretta informazione e dalla denuncia di cio' che sta realmente accadendo. In questi giorni andiamo incontro alla disgregazione della residua RFJ, attraverso la secessione del Kosovo - accuratamente organizzata dalla NATO; del Montenegro - le cui milizie sono state all'uopo addestrate dai corpi speciali britannici SAS, come svelato dalla stessa stampa inglese; della Vojvodina - dove si susseguono episodi di segregazionismo su base etnica, fomentato da quei partiti pan-ungheresi che sono, guarda caso, parte integrante della coalizione filooccidentale DOS. Rispetto a tutto questo, cosa sa dire quella "sinistra" che ha agitato in maniera irresponsabile e fuorviante gli slogan sulla "democratizzazione" e sulla "autodeterminazione" proprio mentre venivano strumentalizzati dalle cancellerie occidentali e dalla NATO? Una sola cosa sanno dire, a ripetizione, e cioe' che e' colpa di Milosevic! Noi riteniamo invece che la frammentazione e destabilizzazione dei Balcani siano state e continuino ad essere interesse strategico della NATO, che con queste giustifica la sua crescente presenza militare nella zona e la sua espansione verso Est. Ovviamente, i Balcani sono solamente uno degli scenari della ricolonizzazione che, dopo il crollo dei paesi dell'Est, sta avvenendo su scala planetaria. I conflitti per il controllo e l'esproprio delle risorse, dopo le aggressioni all'Iraq e alla Jugoslavia, sono diventati elemento costante della politica internazionale. Scopo evidente anche se coperto dalla onnipresente falsificazione dei media, Ë destrutturare gli assetti e gli ordinamenti nazionali esistenti per realizzare una nuova spartizione delle risorse materiali e umane (il "Nuovo ordine mondiale"), e per distruggere ogni forma di rappresentanza collettiva capace di opporsi allo sfruttamento indiscriminato delle classi subalterne. In questa fase storica, nella contrapposizione tra Stati "che disgregano" - cioe' i paesi imperialisti - e Stati che da questi vengono disgregati - cioe' i paesi sotto attacco da parte di nemici interni ed esterni, come per l'appunto la Jugoslavia - Ë nostro compito identificare e sostenere quegli organismi nazionali che oggettivamente agiscono in opposizione al dominio imperiale. In questo quadro tuttavia i Balcani sono per noi militanti antimperialisti italiani di importanza centrale, non foss'altro che per la loro vicinanza! L'Italia, anche se per ora in posizione subalterna, ha assunto un ruolo tanto politico-economico quanto militare in un'area che l'ha giý vista protagonista di avventure coloniali. Novemila militari italiani vi sono stanziati stabilmente - considerando la rotazione, in svariate decine di migliaia hanno gia' prestato servizio in quei luoghi! - con costi enormi che gravano sul nostro bilancio insieme ai costi sostenuti per bombardare e per compiere ogni sorta di azioni pseudo-umanitarie. Ricordiamo poi che l'Italia Ë stata al comando delle truppe di occupazione della provincia serba del Kosmet oggi cosi' come lo era stata nel periodo 1941-1943, quando al suo fianco aveva i nazisti tedeschi e bulgari, ed i collaborazionisti irredentisti albanesi-kosovari compivano gli stessi crimini di cui si e' oggi reso responsabile l'UCK. Il nostro attuale presidente della Repubblica ha fatto il servizio militare proprio li', in Kosmet... ma da giovane! Anche per questo, in Italia in particolare dobbiamo costruire un movimento di resistenza contro la NATO centrato sul rigetto delle basi straniere sul nostro territorio, sull'opposizione all'esercito europeo, sulla lotta al nuovo modello di difesa che prevede la professionalizzazione delle Forze Armate, ed in generale contro il ruolo sempre pi˜ decisivo che lo sviluppo del settore militare- industriale va assumendo nell'assetto politico-economico del nostro Paese. Nell'immediato, cioe' adesso, dobbiamo pero' esigere che le truppe dei paesi NATO vengano immediatamente ritirate dal territorio balcanico, cioË in primo luogo da tutte le aree dove sono state dislocate in seguito allo smembramento della Repubblica Federativa e Socialista di Jugoslavia, smembramento incitato e sancito dagli stessi paesi che pretendono oggi vergognosamente di svolgere il ruolo dei pacificatori.