Dopo la venuta di Kostunica ...
La
seconda riunione nazionale del C.N.J.V. si svolse a Bologna il 10 settembre.
Anch'essa fu molto partecipata e vide la presenza di tutti gli organismi promotori.
La discussione si concentrò sulla iniziativa dell'invio di una Nave in Jugoslavia
per spezzare l'embargo. Le numerose difficoltà tecniche suggerirono un rinvio
della partenza della nave a fine dicembre. Vennero infine create delle commissioni
di lavoro (logistica, pubbliche
relazioni, stampa e propaganda, Tesoreria) e incaricati i responsabili per le
mailing-list e deciso di aprire un sito web.
Venne
approvato un ordine del giorno di adesione alle manifestazioni di Praga del
23 e 26 settembre contro il summit del F.M.I
Veniva
infine confermata, per il 21 ottobre, anniversario della strage nazista a Kraguievac
(1943), la giornata di lotta contro la NATO e l'embargo.
La
terza riunione nazionale si svolse, sempre a Bologna, il 10 ottobre successivo,
subito dopo le elezioni che videro la vittoria di Kostunica e le sommosse pilotate
dalla D.O.S e da Otpor con l'aperto appoggio delle potenze della NATO
Il
radicale mutamento del quadro politico jugoslavo suscitò una lunga e articolata
discussione. Nonostante le sfumature riguardo alla cause della sconfitta di
Mlilosevic, unanime era la condanna del "nuovo corso democratico",
in quanto rischiava di fare anche della Jugoslavia un protettorato della NATO.
Venne
deciso di sospendere la Carovana contro l'embargo in attesa di capire meglio
gli sviluppi della nuova situazione a Belgrado.
Il
21 ottobre si svolse a Roma la giornata di lotta contro la NATO e gli embarghi.
Il pomeriggio ci fu in Via Tasso una manifestazione, la mattina si svolse un'assemblea
(presso la presso la Libreria Internazionale il manifesto) che approvò
il seguente Ordine del Giorno:
NO
ALLE INTERFERENZE IMPERIALISTE!
I
partecipanti all'Assemblea
-
ESPRIMONO la loro indignazione e protesta per le continue interferenze nelle
vista politica interna della RF di Jugoslavia
da parte dei governi occidentali, che mirano a proseguire nella opera
di frammentazione del paese e ad instaurarvi regimi succubi dei loro interessi,
nonché da parte delle organizzazioni economiche internazionali che attraverso
l'imposizione di politiche neoliberiste e di indebitamento puntano a cancellare
le strutture produttive ed il sistema di protezioni sociali ereditato dal periodo
socialista.
-
CHIEDONO il rispetto della sovranità della RF di Jugoslavia e degli accordi
internazionali con essa stipulati, in particolare il rispetto della Risoluzione
ONU 1244 che e' viceversa costantemente disattesa dalla amministrazione ONU,
sia civile che militare, nella provincia serba di Kosovo e Metohija (Kosmet).
La
amministrazione civile (UNMIK) guidata da Bernard Kouchner ha creato in questi
mesi tutti i presupposti per la separazione del Kosmet dalla RF di Jugoslavia
e per la sua integrazione nel progetto della "Grande
Albania". La amministrazione militare (KFOR), che pur sotto copertura
ONU e' guidata dalle forze della NATO già responsabili dei crimini impuniti
connessi alla aggressione della primavera del 1999, ha continuato ad appoggiare
il movimento nazionalista secessionista pan-albanese, prima nelle vesti della
organizzazione terroristica UCK e delle mafie ad essa collegata, poi come "Corpo
di Protezione del Kosovo" (TMK), chiudendo entrambi gli occhi dinanzi alle
continue violenze contro tutte le nazionalità kosovare non-albanesi e contro
gli albanesi filo-jugoslavi.
Per
questi motivi
-
CHIEDIAMO l'espulsione di tutti i rappresentanti dei paesi NATO dalle strutture
civili e militari della amministrazione straniera in Kosmet.
-
CHIEDIAMO altresì che le truppe dei paesi NATO vengano immediatamente ritirate
dal territorio balcanico, cioè in primo luogo da tutte le aree dove sono state
dislocate in seguito allo smembramento della Repubblica Federativa e Socialista
di Jugoslavia, smembramento incitato e sancito dagli stessi paesi che pretendono
oggi vergognosamente di svolgere il ruolo dei pacificatori. Di fronte all'evidenza
di una offensiva imperialista su tutti i fronti, finalizzata all'eliminazione
dei punti di resistenza costituiti da classi, popoli e Stati da colonizzare,
l'assemblea ritiene inoltre necessario ed improrogabile allargare le tematiche
centrate sulla questione jugoslava
all'ambito più vasto della lotta contro la NATO e contro il costituendo esercito
europeo, veri e propri bracci armati della globalizzazione. E' necessario che
le realtà organizzate nate sulla spinta della solidarietà con pacifiche lotte
contro l'imperialismo riuniscano in un orizzonte unitario le varie forme di
resistenza alla ricolonizzazione in atto nel mondo: dalla Jugoslavia alla Palestina,
alla cui Intifada esprimiamo piena solidarietà, dall'America Latina al Medio
Oriente, dall'Africa al Sud-Est asiatico. Questo impegno e' reso tanto più urgente
dall'interconnessione strategica dell'agire imperialista, anche nei confronti
delle proprie classi lavoratrici, che esige una speculare interconnessione delle
forze antimperialiste sia nell'analisi, sia nell'informazione, sia nell'organizzazione
delle mobilitazioni e delle lotte.
Roma, 21/10/2000
Dalla difesa della Jugoslavia
alla lotta globale contro l'imperialismo
Il 25 novembre, a Bologna, a quasi due mesi dalla vittoria elettorale di Kostunica, si svolse una importante riunione (la quarta) del C.N.J.V.
La possibilità che la NATO togliesse l'embargo alla Jugoslavia spingeva il C.N.J.V. ad interrogarsi sul proprio futuro. Vennero presentate tre differenti bozze di risoluzione, alla fine accorpate in una sola, approvata all'unanimità.
La decisione piu' importante, concenuta nell'importante documento che riportiamo qui sotto, fu quella di procedere alla "costruzione di una rete o fronte antiimperialista e la convocazione di un'assemblea nazionale degli organismi che vi si riconoscono, assemblea aperta alla partecipazione di rappresentanze dei Paesi attualmente in oggettiva contrapposizione all'aggressione imperialista e alla globalizzazione".
DOCUMENTO POLITICO CONCLUSIVO
DELL'ASSEMBLEA GENERALE DEL
COORDINAMENTO NAZIONALE "LA JUGOSLAVIA VIVRÀ"
Dalla fine della guerra fredda è in corso nell'Est europeo una grande offensiva di conquista economica e militare da parte degli Usa e dei suoi alleati. La tenaglia imperialista agisce sul lato occidentale nell'area balcanica e su quello orientale nell'area del Medio Oriente e dell'Asia centrale, in particolare in Palestina e Iraq, in vista del successivo balzo verso il Caucaso e la Russia - ed in prospettiva contro la Cina.
In questi ultimi anni l'azione si è concentrata contro i Balcani.
Dalla fondazione della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia il 29 novembre 1943, a Jaice in Bosnia-Erzegovina, tutte le nazionalità che la costituivano hanno fatto blocco contro le ingerenze dell'imperialismo - a partire dalla lotta eroica della Resistenza contro l'occupazione nazifascista ed attraverso l'esperienza del Movimento dei Paesi non allineati. L'autonomia della Jugoslavia è stata tollerata fino a che il perdurare della guerra fredda ha ostacolato i progetti di egemonia globale del capitalismo occidentale. Con la crisi degli anni '80 e soprattutto dopo l'annessione della DDR alla Repubblica Federale Tedesca, l'imperialismo ha operato per inasprire e rendere esplosive le contraddizioni interne alla RFSJ, promuovendone e sponsorizzandone lo smembramento,sostenendo dirigenze nazionaliste e secessioniste, creando le condizioni per la campagna di occupazione militare. Con la secessione sanguinosa di quattro Repubbliche, la RFSJ è stata ridimensionata a Repubblica Federale di Jugoslavia, costituita da Serbia e Montenegro.
La RFJ è stata fatta bersaglio con otto anni di pesanti sanzioni economiche, poi aggredita e devastata, infine sottoposta ad un embargo che ha ridotto allo stremo la popolazione, soprattutto la sua parte più povera, comprendente il milione di profughi dalla Croazia e dalla Bosnia. Nel 1999 la macchina bellica della Nato ha scaricato sulla RFJ 45.000 tonnellate di esplosivo, bombe alla grafite e a frammentazione (cluster bombs), e bombe all'uranio impoverito U238 che, come è già avvenuto in Iraq, produrrà in futuro malattie e morte. Sono stati distrutti obiettivi civili e complessi industriali come quelli di Pancevo, Novi Sad, Cacak, con stabilimenti chimici e petrolchimici, volutamente causando la diffusione nell'ambiente di sostanze altamente tossiche destinate ad entrare nella catena alimentare. Tutto questo allo scopo di colpire la resistenza della stessa popolazione di un paese refrattario ad aderire ad alleanze imperialiste e a sottomettersi agli imperativi del Fondo Monetario Internazionale.
Dopo la fine dei bombardamenti è stata scatenata la guerra di "bassa intensità": embargo, assassinio di esponenti politici, erogazioni di fondi per centinaia di milioni di dollari per corrompere dirigenti, militari, organizzazioni sindacali, sociali, culturali e politiche, o per crearne ex novo (OTPOR, D.O.S.), e per assumere il controllo di mezzi d'informazione come Radio B2-92 o l'emittente televisiva Studio B, tutto allo scopo di destabilizzare il paese secondo uno schema ben collaudato (Italia, Cile, Nicaragua). Ne è prova il fatto che il 25 settembre il Congresso Usa stanziava ancora 105 milioni di dollari per l'appoggio simultaneo ai partiti compiacenti ed ai movimenti secessionisti, mentre il 27 settembre 2000 la D.O.S. (unione delle opposioni filooccidentali) e il F.M.I. concordavano in Bulgaria il piano economico di liberalizzazioni e di privatizzazioni. In questo clima di intimidazione, scandito ed amplificato dall'uso strategico dei media jugoslavi e stranieri, si sono svolte le elezioni, coronate dall'assalto al Parlamento, dall'incendio dell'ufficio della Commissione elettorale, dalla distruzione delle schede elettorali, da minacce e violenze contro esponenti della sinistra politica e sindacale. La destra filooccidentale ha potuto così appropriarsi di tutti gli organi di informazione ed ha immediatamente ottenuto il riconoscimento internazionale al quale sono seguite la richiesta di ammissione al F.M.I. ed all'Onu con l'implicita dichiarazione di discontinuità rispetto alla vecchia Jugoslavia. La produzione e la ricostruzione si sono subito bloccate, e le condizioni sociali sono immediatamente precipitate ; la liberalizzazione dei prezzi ha subito prodotto aumenti fortissimi.
Il Coordinamento Nazionale "La Jugoslavia Vivrà", alla sua costituzione nell'estate 2000, si era dato il compito di lottare in Italia contro le varie forme di aggressione della Nato contro la Repubblica Federale di Jugoslavia e di fare controinformazione. In particolare il Coordinamento intendeva organizzare assieme ad altre realtà internazionali antiimperialiste, una nave che rompesse l'embargo imposto da Usa e UE contro quel Paese: un'azione emblematica contro tutti gli embarghi nel mondo, ma, al momento, inattuale. Con la proclamazione di Kostunica a Presidente della RFJ l'imperialismo occidentale ha segnato una tappa importante a suo favore, benchè non necessariamente decisiva:si rende ora necessaria una verifica della nostra strategia.
Rientra nell'ambito specifico del nostro compito di informazione e denuncia del progetto imperialista in Jugoslavia:
Denunciare il carattere di luogotenenza servile dell'attuale presidenza jugoslava.
Denunciare il mancato rispetto della risoluzione Onu 1244, risoluzione peraltro non frutto di un trattato ma conseguenza della violenza stragista della Nato, e che pure già contiene in sé il vizio della falsità in quanto programmaticamente disattesa da parte delle potenze Nato che sostengono le dirigenze secessioniste.
Mobilitarci per l'espulsione di tutti i rappresentanti dei Paesi Nato dalle strutture civili e militari dell'amministrazione straniera in Kosmet e per il ritiro delle truppe Nato da tutto il territorio balcanico.
Smascherare la falsa informazione diffusa anche dalla stampa della sinistra sedicente "antagonista", distintasi anche durante le recenti elezioni jugoslave per disinformazione. In particolare le testate giornalistiche "Il Manifesto" e "Liberazione" hanno plaudito, se non addirittura inneggiato, alla presunta "rivoluzione democratica" di Kostunica, della DOS e dei loro programmatori economici del G17, organici al F.M.I.
Continuare l'opera di concreta solidarietà con la popolazione soggetta al ricatto neocoloniale.
Riconfermiamo il nostro sostegno a chi si è battuto, si batte e si batterà contro l'aggressione della Nato e dell'F.M.I. e per la difesa delle condizioni di vita, di lavoro e di potere dei lavoratori in Jugoslavia. Un conflitto acuto è già in atto nei Balcani tra le forze della riforma in senso liberista e chi difende gli interessi delle masse lavoratrici e l'indipendenza nazionale. Auspichiamo che questi ultimi possano sostenere una forte opposizione per impedire l'attuazione del "nuovo corso" liberista e delle sue politiche di massacro sociale. Già le prossime elezioni del 23 dicembre nella Repubblica di Serbia ci potranno fornire importanti indicazioni, tenendo conto che le pressioni occidentali continuano ad esercitare una influenza determinante. Una responsabilità primaria di questa ingerenza illecita è dell'Europa di Prodi, che, con le sue false promesse e regalie clientelari, i suoi inganni, i suoi "summit" , intende sottomettere la Repubblica Federale di Jugoslavia alle esigenze del mercato globalizzato.
È nostro compito denunciare tutto ciò e lottare contro questa nuova fase della ricolonizzazione. I conflitti per il controllo e l'esproprio delle risorse, dopo le aggressioni all'Iraq e alla Jugoslavia, sono diventati elemento costante dello scenario internazionale. Scopo evidente anche se coperto dalla onnipresente falsificazione dei media, è destrutturare gli assetti e gli ordinamenti nazionali esistenti per realizzare una nuova spartizione delle risorse materiali e umane (il "Nuovo ordine mondiale"), e distruggere ogni forma di rappresentanza collettiva capace di opporsi allo sfruttamento indiscriminato delle classi subalterne. In questa fase storica è nostro compito identificare e sostenere, nella contrapposizione tra "Stati disgreganti" e "Stati disgregandi", quegli organismi nazionali che oggettivamente agiscono in opposizione al dominio imperiale.
Per contribuire alla crescita di un movimento che si proponga di interferire nella pianificazione imperialista dei conflitti e che si opponga con grandi battaglie di controinformazione e mobilitazione alle nuove avventure militari delle "democrazie" occidentali è necessario assumere un punto di vista globale già nell'attività di informazione e denuncia che ora siamo in grado di sviluppare: è necessario che le realtà organizzate, nate sulla spinta della solidarietà con specifiche lotte contro l'imperialismo, riuniscano in un orizzonte unitario le varie forme di resistenza alla ricolonizzazione in atto nel mondo, dalla Jugoslavia alla Palestina -alla cui Intifada esprimiamo piena solidarietà-, dall'America latina al Medio Oriente, dall'Africa al Sud-Est asiatico.
Il nostro impegno sull'area balcanica è centrale per le prospettive del movimento antiimperialista in Italia e fuori, in quanto:
I governi occidentali stanno creando in quest'area le condizioni per un destabilizzazione globale che pu˜ far esplodere le contraddizioni inter-imperialiste.
L'Italia, anche se per ora in posizione subalterna, sta assumendo un ruolo tanto politico-economico quanto militare, in un'area che l'ha già vista protagonista di avventure coloniali (ricordiamo che oggi l'Italia è al comando delle truppe di occupazione della provincia serba del Kosmet così come nel periodo 1941-43).
La distruzione pianificata delle strutture istituzionali, sociali e produttive della Jugoslavia - operata attraverso l'imposizione di politiche neoliberiste di indebitamento, la strumentalizzazione e l'enfatizzazione delle contraddizioni inter-regionali, il pesante condizionamento nella vita politica - rappresentano, al di là dell'aggressione militare e dell'embargo, un modello riproducibile per modificare gli equilibri geoeconomici in tutta l'Europa e per l'imposizione di "NATOcrazie" compiacenti verso gli interessi degli azionisti della nuova colonizzazione, interessi che investono anche il territorio italiano.
In Italia in particolare ci proponiamo di contribuire alla costruzione di un movimento di resistenza centrato sul rigetto delle basi Usa e Nato sul nostro territorio, sull'opposizione all'impiantarsi dell'esercito europeo, sulla lotta al nuovo modello di difesa che prevede la professionalizzazione dell'esercito, ed in generale contro il ruolo sempre più decisivo che lo sviluppo del settore militare-industriale va assumendo nell'assetto politico-economico del nostro Paese. Il nostro impegno deve integrarsi nella lotta dei popoli contro le ingiustizie e le diseguaglianze di classe che il capitalismo perpetua oggi nelle forme della globalizzazione e del neoliberismo. L'aggressione imperialista alla Jugoslavia si inscrive nel processo di crisi del modo di produzione capitalista , crisi che evolve dagli anni '70 e che produce un progressivo approfondirsi della contraddizione tra capitale e lavoro, tra imperialisti e popoli soggetti a ricolonizzazione. Il governo e i paramilitari colombiani, il governo e le forze di repressione in Israele, la DOS e i suoi squadristi hanno alle spalle gli stessi uffici di Washington: la resistenza si annuncia come una istanza necessariamente comune.
L'assemblea si pone come obiettivi da realizzare nei prossimi mesi:
- L'organizzazione di incontri con rappresentanti jugoslavi in tutte le località in cui i singoli comitati sono attivi
- Lo sviluppo di iniziative coordinate di informazione sul sistema militare italiano, sul nuovo esercito professionale, sulle basi USA e NATO
- La costruzione di una rete o fronte antiimperialista e la convocazione di un'assemblea nazionale degli organismi che vi si riconoscono, assemblea aperta alla partecipazione di rappresentanze dei Paesi attualmente in oggettiva contrapposizione all'aggressione imperialista e alla globalizzazione.
Bologna, 25 novembre 2000