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"Tutti terroristi" Il premier israeliano Sharon accusa l'Autorità palestinese di Giancarlo Lannutti - LIBERAZIONE - 21 ottobre 2001 L'Autorità nazionale palestinese chiede una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu e Arafat si rivolge personalmente ai "grandi" riuniti a Shanghai (Bush, Putin e Blair) perché sia messo un alt alla brutale aggressione israeliana contro le zone autonome, che in tre giorni ha già provocato 18 morti fra i palestinesi; ma il governo Sharon alza ulteriormente il livello della sua offensiva - nonostante una esplicita condanna del Dipartimento di Stato - e arriva al grottesco di dichiarare l'Anp "organizzazione terroristica". Il primo ministro israeliano getta così la maschera, i segnali di ammorbidimento delle ultime due settimane erano dovuti evidentemente soltanto alle pressioni americane ed europee ma in realtà la strategia resta sempre la stessa, ed è quella di distruggere non solo politicamente, ma addirittura fisicamente l'Autonomia palestinese ed ogni prospettiva di soluzione negoziata con l'Anp. Arafat come bin Laden Fin dall'indomani dell'11 settembre Sharon aveva cercato di mettere Arafat e l'Autorità palestinese nello stesso calderone con bin Laden e i suoi terroristi islamici; basterà ricordare che appena quattro giorni dopo la tragedia di New York il ministro della Difesa, il falco laburista generale Ben Eliezer, affermava cinicamente: "Vedete come il clima è cambiato, in due giorni abbiamo ammazzato 14 palestinesi e nessuno in America e in Europa ha detto niente". Poi l'America e l'Europa si sono mosse e Sharon e Ben Eliezer, hanno dovuto ricredersi; ma adesso, approfittando del pretesto fornito loro dall'irresponsabile assassinio del ministro Zeevi (che non può essere in alcun modo attribuito alla responsabilità dell'Anp), hanno ripreso la politica dell'aggressione, del massacro e dei cosiddetti "assassini selettivi". E ora arriviamo all'ultimo atto, quello di tacciare l'Anp in blocco di terrorismo, come si cercava di fare un mese e mezzo fa definendo Arafat "il mostro bin Laden". Ci vuole una bella impudenza a lanciare accuse di terrorismo da parte di chi pratica sistematicamente il terrorismo di Stato, ed anche della peggior specie. Ieri fra le 9 vittime palestinesi della giornata (che si aggiungono alle 9 dei due giorni precedenti) c'è stata anche una donna incinta, cui i soldati hanno impedito di raggiungere l'ospedale lasciandola morire per strada: e questo è assassinio allo stato puro, appunto terrorismo di Stato, che toglie a chi se ne rende responsabile qualsiasi titolo di legalità e di legittimità. Ha ragione dunque Arafat di rivolgersi ai "leaders mondiali" e al Consiglio di sicurezza dell'Onu: la comunità internazionale deve una buona volta intervenire sul serio, se non vuole rendersi corresponsabile del massacro di un popolo. Nel suo "messaggio urgente" Arafat chiede a Bush, a Blair e a Putin di fermare "i massicci attacchi israeliani contro le città palestinesi e le azioni criminali delle forze di occupazione contro i palestinesi, con l'uccisione di civili, la distruzione di proprietà e la imposizione di un assedio crudele e soffocante"; mentre al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si chiede una riunione urgente per obbligare Israele a ritirarsi dalle zone autonome occupate da giovedì in poi. "In pratica Israele - hanno osservato fonti diplomatiche citate dalla stessa radio statale di Tel Aviv - si comporta con l'Anp come di fronte a qualunque organizzazione che sostenga il terrorismo". Vedremo ora se i grandi e l'Onu avranno la capacità, e soprattutto la volontà, di intervenire, e vedremo soprattutto che cosa faranno gli Stati Uniti, che ancora prima dell'11 settembre avevano impedito con il loro voto una condanna di Israele al Palazzo di Vetro. Certo, sarebbe oggi difficile spiegare un simile atteggiamento a quei Paesi arabi e islamici cui si chiede collaborazione per combattere il terrorismo. Va dato atto che ieri il Dipartimento di Stato ha criticato esplicitamente l'offensiva israeliana, affermando in una nota che "le incursioni nelle aree controllate dai palestinesi non aiutano, complicano la situazione e dovrebbero essere fermate". La fonte tuttavia non si è spinta fino a chiedere formalmente il ritiro delle unità israeliane; ma evidentemente tutto è nelle mani del presidente Bush, che si trovava a Shanghai. Il fatto tuttavia è che ormai non si tratta più solo di "incursioni" ma di una vera e propria rioccupazione che non può non suscitare la rivolta, anche armata, della popolazione palestinese; e nessuno potrà poi venire a tacciare di terrorismo una legittima lotta di resistenza contro un esercito invasore. Crimini di StatoL'aggressione militare israeliana si estende infatti a macchia d'olio. Dopo Jenin, Ramallah, Betlemme, Beit Jalla e Beit Sajun, ieri i carri armati sono entrati anche nelle città di Tulkarem e Qalqiliya, nel nord della Cisgiordania, isolandole e creandovi intorno un "cordone preventivo". Fino a questo momento soltanto Gerico, Nablus ed Hebron non sono state investite, anche se ci sono stati diversi scontri. Particolarmente violenta la battaglia a Qalqiliya, dove sono caduti quattro dei nove palestinesi morti ieri, e precisamente tre poliziotti dell'Anp e un civile che sarebbe poi risultato appartenente ad Hamas. Gli israeliani hanno occupato numerosi edifici e distrutto una postazione della polizia palestinese; hanno poi sequestrato illegalmente quattro fra poliziotti e membri di Forza17 (la guardia di Arafat) e cinque civili. Secondo il comunicato del comando israeliano, le forze di occupazione hanno "assunto il controllo dei siti di comando" e distrutto quelle "postazioni da cui in passato si era aperto il fuoco da parte palestinese"; un evidente e deliberato pretesto, perché dopo l'incontro Arafat-Peres i palestinesi avevano sostanzialmente rispettato il cessate il fuoco. In serata poi tre missili sono stati sparati su una zona residenziale di Betlemme, provocando il ferimento di almeno otto civili. Oltre alla occupazione militare di settori delle aree autonome, il governo Sharon ha ripristinato anche il ferreo blocco delle città palestinesi, per ridurre la popolazione alla fame, e ha dichiarato che le operazioni continueranno "fino a raggiungere gli obiettivi prefissati, cioè l'arresto degli assassini di Zeevi e lo smantellamento delle organizzazioni terroristiche". Ma Arafat ha già arrestato decine di esponenti del Fplp e messo fuori legge le strutture "militari" che non rispettano la tregua. Gli assassini di palestinesi invece, siano essi soldati o coloni, possono continuare a circolare liberamente. Giancarlo Lannutti |