Data: Mon, 10 Dec 2001 17:18:02 -0800

In riferimento a "E' Ariel Sharon in grado di controllare la sua propria gente?...", voglio aggiungere: E' il presidente degli Stati uniti (Chiunque esso sia) in grado di controllare gli americani e in particolare Tim McVeigh (Oklahoma City ??!!???). la CIA, FBI: nessuno sa più chi è il nemico, quando agenzie dello stato fanno cose e non informano il governo o quando i governi non si informano a vicenda...

Michael Pressimone

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Robert Fisk - L'ultima guerra coloniale

Traduzione di un articolo di Robert Fisk, del 4 dicembre 2001,

apparso sul quotidiano Indipendent - Susanne Scheidt

E' Ariel Sharon in grado di controllare la propria gente?

E' Ariel Sharon in grado di controllare la sua propria gente? è in grado di controllare le sue forze armate? è in grado di trattenerle dall'uccidere bambini, piantare trappole mortali negli orti e sparare missili dentro i campi profughi? è Ariel Sharon in grado di controllare la sua canaglia di esercito in modo che non distrugga centinaia di case dei profughi in Gaza? è Ariel Sharon in grado di usare le maniere forti con i coloni israeliani e di impedire che essi rubino sempre più terre ai palestinesi? è in grado di trattenere i suoi sicari dei servizi segreti dall'ammazzare i loro nemici palestinesi o dal compiere gli 'omicidi mirati', come la BBC si stava sforzando, ancora ieri, di chiamare queste esecuzioni nel tentativo di aggirare le critiche di Israele?

Naturalmente, è vietato porre queste domande. Perciò, cominciamo a 'legittimarle'.

Gli attentati suicidi dei palestinesi a Gerusalemme e Haifa fanno schifo, sono criminali, ripugnanti, imperdonabili. Ho visto il risultato dell'attentato suicida contro la Pizzeria di Gerusalemme in agosto, immediatamente dopo: donne israeliane e bambini fatte a pezzi dall'ordigno rivestito di chiodi - messi appositamente per garantire che i sopravvissuti rimanessero segnati per il resto della loro vita. Ricordo anche lo strisciante messaggio di cordoglio da parte di Arafat pensando, tra me e me - credo, come qualunque israeliano in quel momento - che non vi fosse una parola sincera. In effetti, non credo ad una sola parola di questo messaggio. Arafat era solito usare le stesse espressioni di dolore quando i suoi sicari trucidarono libanesi innocenti durante la guerra civile del Libano. Balle, pensavo allora. E' continuo a pensarlo oggi.

Però, a poche ore di distanza dall'ultimo bagno di sangue in Israele, ci fu un'indicazione di quale sia è il vero problema. Collin Powell, il Segretario di Stato degli USA, fu intervistato dalla CNN, con la caratteristica servilità, circa le sue reazioni a quel macello. Niente, disse, poteva giustificare tale 'terrorismo', proseguendo con il riferimento al fardello dei palestinesi che, secondo lui, starebbero affrontando 'un 50 per cento di disoccupazione'.

A questo punto sono schizzato in piedi. Disoccupazione? era questo ciò che secondo Powell costituisce il problema? E la mia mente ritornò al suo discorso fatto all'Università di Louisberg il 20 novembre, dove abbozzò - almeno così dovevamo credere - la sua iniziativa per il Medio Oriente. 'I palestinesi devono ...' fu il suo argomento: i palestinesi devono 'interrompere le violenze', i palestinesi devono 'arrestare, perseguire e punire gli autori di atti terroristici'; i palestinesi 'hanno bisogno di capire che nonostante la legittimità delle loro rivendicazioni' - si noti la parola 'nonostante' - 'quest'ultime non possono essere realizzate con la violenza'; i palestinesi 'hanno bisogno di capire che la violenza ha avuto un impatto terribile su Israele'. Solo quando il Generale Powell disse al pubblico venuto ad ascoltarlo che l'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza dovrà finire, si è potuto cogliere con chiarezza il fatto che Israele sta occupando la Palestina, anziché il contrario.

La realtà è che il conflitto palestinese-israeliano è l'ultima guerra coloniale.

I francesi avevano creduto di combattere l'ultima battaglia di questo genere. Avevano conquistato l'Algeria molto tempo fa. Vi avevano piantato le loro aziende agricole e le loro colonie - nella terra più bella dell'Africa settentrionale. E quando gli algerini rivendicarono la loro indipendenza, venivano chiamati 'terroristi', i francesi spararono contro i manifestanti, torturarono i loro avversari guerriglieri ed ammazzarono - con 'omicidi mirati' - i loro antagonisti.

Oggi, stiamo riscontrando l'ultimo massacro in Israele esattamente nello stesso modo, seguendo le regole del Dipartimento di Stato, della CNN, la BBC e di Downing Street. Arafat deve rinvigorirsi, diventare reale, per compiere i suoi doveri come poliziotto per l'occidente nel Medio Oriente. Così fa il Presidente Mubarak in Egitto, così fa il Re Abdullah in Giordania e così fa il Re Fahd in Arabia Saudita. Essi controllano i loro popoli per conto nostro. Questo è un loro dovere. Essi devono fare fronte ai loro obblighi morali e ciò senza alcuna considerazione per la storia dei loro paesi o per il dolore e la sofferenza dei loro popoli.

Fatemi raccontare una storiella.

Un paio di ore prima di scrivere quest'articolo - esattamente quattro ore dopo l'ultimo attentatore suicida riusciva a dilaniare se stesso più le sue vittime innocenti a Haifa - ho visitato un ospedale fatiscente, invaso dalle mosche a Quetta, la città al confine del Pakistan dove le vittime afgane degli attacchi aerei statunitensi vengono portate per le cure mediche. Aggredito da uno stormo di mosche, nel letto numero 12, Mahmat - la maggior parte degli Afgani non hanno cognomi - mi raccontò la sua storia. Non ci furono le telecamere della CNN né i giornalisti della BBC, in questo ospedale, per riprendere il paziente. E non ci saranno. Sei giorni fa, Mahmat stava dormendo nella sua casa, nel villaggio di Kazikaraz, quando una bomba sganciata da un B-52 americano colpì il suo villaggio. Egli stava dormendo in una delle stanze, sua moglie con i bambini in un'altra. Il suo figlio Nourali morì, così come Jaber - di anni 10 - e Janaan, 8 anni, e Salamo, 6 anni, e Twayir, 4 e Palwasha, sua unica figlia, di anni 2. 'Gli aerei volano talmente in alto che non possiamo sentirli e il tetto di fango è crollato su di loro', racconta Mahmat. Sua moglie Rukia - alla quale permise di vedermi - era ricoverata nella stanza accanto (letto numero 13). Non sapeva ancora che i suoi figli erano morti. Aveva 25 anni ma ne dimostrava 45. Un lembo di stoffa le teneva a riparo dagli sguardi il viso. I suoi figli, come tanti altri afgani innocenti in questa spaventosa Guerra occidentale per la civiltà, sono diventati le vittime che i Signori Bush e Blair non riconosceranno mai. Osservando Mahmat chiedere soldi - la bomba americana gli aveva stracciato i suoi vestiti sicché sotto le coperte dell'ospedale era nudo - ho intravvisto qualcosa di terribile: ho visto Mahmat, e con lui suo cugino arrabbiato ed il suo zio ed il fratello della moglie che gli stavano al fianco, tutti insieme all'attacco dell'America a causa degli omicidi che aveva inflitti alla sua famiglia.

Il mio sospetto è che un giorno i parenti di Mahmat potrebbero essere abbastanza arrabbiati da vendicarsi nei confronti degli Stati Uniti, nel quale caso essi sarebbero terroristi, uomini violenti. Potremmo anche chiederci se i loro governanti saranno in grado di controllarli.

Essi non sono dei Bin Laden. Secondo le parole della famiglia di Mahmat 'noi non siamo né Taliban né arabi'. Ma francamente, potremmo mai puntare il dito contro di loro se essi decidessero di colpire gli Stati Uniti per i sanguinosi e terribili crimini perpetrati a danno della loro famiglia?

Possono gli Stati Uniti smetterla di bombardare villaggi?

Possono gli Stati Uniti convincere le loro Forze Speciali di proteggere i prigionieri?

Possono gli Americani controllare la propria gente?

 

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