R O M A
17  e  18  novembre  2001

CONVEGNO NAZIONALE
CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA

Relazioni, interventi e atti del convegno

Contributo scritto del Coordinamento Nazionale Jugoslavia


L'ESPANSIONE DELLA NATO AD EST: IL CASO DEI BALCANI

Di A. M.
Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - gruppo Zastava Trieste;
relazione presentata al convegno: "Il mondo dopo Manhattan", Napoli, 20-21 ottobre 2001.

Gli atti del convegno, di prossima pubblicazione, potranno essere richiesti
alle Edizioni "Città del Sole" - email: manesed@tin.it

 

La necessità del controllo delle aree strategicamente rilevanti per l'estrazione ed il trasporto delle materie prime, soprattutto quelle provenienti dall'Asia centrale, oltre ad essere alla base della aggressione che mentre scriviamo è in atto contro l'Afghanistan è stata anche il fattore scatenante della crisi nei Balcani, e la motivazione essenziale dell'espansionismo euro-atlantico verso Est.
Per quanto riguarda i Balcani, questo interesse strategico dei paesi imperialisti diventa evidente già solo abbozzando una stringata cronologia; e d'altronde, non per caso questa semplice operazione di "mettere in fila" gli avvenimenti non viene generalmente compiuta da nessun commentatore sulla stampa borghese, stampa che ha preferito e preferisce tuttora sbizzarrirsi con interpretazioni irrazionalistiche e lombrosiane, dal contenuto fortemente disinformativo.

L'inizio della fase storica che stiamo tuttora attraversando può essere convenzionalmente fissato al 3 ottobre 1990, data in cui ha luogo la annessione della DDR alla Repubblica Federale Tedesca.
Quella data altamente simbolica è centrale nel processo di smantellamento dei paesi socialisti, durato grossomodo dal 1989 al 1991, culminato con lo sfascio dell'URSS, e segnato sanguinosamente in particolare dall'inizio delle guerre di secessione nei Balcani.

Lo squartamento della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia, fino ad allora stato-cuscinetto tra i due blocchi, che godeva di ampia autonomia e prestigio nello scenario mondiale, è stato voluto, agevolato e sancito dalle consorterie occidentali.
Il 29/11/1990, mentre si festeggia per l'ultima volta la festa nazionale in Jugoslavia, tutti i giornali pubblicano le "rivelazioni" della CIA che giura che il paese si sta per disintegrare. All'inizio dello stesso mese il Congresso USA aveva approvato la legge 101/513 per l'appoggio a tutte le leadership liberiste, nazionaliste e secessioniste.
Il 15/1/1992 i paesi della Comunità Europea, nonostante la situazione altamente pericolosa ed instabile sul terreno, riconoscono formalmente le secessioni slovena e croata, sancendo così gli effetti della "forzatura" di parte tedesca e vaticana. Successivamente, la Bosnia verrà invitata a seguire l'esempio attraverso l'indizione di un referendum illegittimo e largamente boicottato dalla popolazione.
La diretta conseguenza del riconoscimento della indipendenza della Bosnia-Erzegovina saranno tre anni di guerra fratricida. La secessione della Bosnia, centro simbolico e storico della Lotta Popolare di Liberazione e della "Unità e Fratellanza" jugoslave, rappresenta il più grande colpo inferto al cuore della Jugoslavia multinazionale. I successivi anni di conflitto serviranno ad affogare, possibilmente per sempre, la idea jugoslavista in un lago di sangue e di menzogne.

Gli Stati Uniti d'America hanno usato prima la Germania e poi l'intera Comunità Europea come battistrada, ma il loro appoggio a livello mediatico, diplomatico, finanziario e militare ai secessionismi, e specialmente al separatismo bosniaco-musulmano, sarà sempre più sfacciato.
Il loro attivismo surclasserà via via di gran lunga quello degli europei. A livello diplomatico, gli USA si renderanno responsabili del boicottaggio dei piani di pace, a partire dal piano Cutileiro (marzo 1992: l'ex ambasciatore Zimmermann invita musulmani e croati a ritirare la loro firma).
Via via, gli USA riusciranno a screditare e far fallire ogni intervento attuato sotto l'egida delle Nazioni Unite, imponendo la progressiva sostituzione delle missioni ONU con missioni più direttamente gestite dall'Alleanza Atlantica.
È il periodo delle grandi "stragi a mezzo stampa", delle rimozioni dei vari Morillon, MacKenzie, Akashi, eccetera, e delle prime operazioni di guerra della NATO in Europa.

Nel settembre 1995, USA ed UE scatenano ai danni dei serbi della Bosnia il primo massiccio bombardamento sul suolo europeo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. I serbi vengono prima diffamati e poi colpiti perché, tra gli jugoslavi, essendo distribuiti in quasi tutte le repubbliche ex-federate sono quelli che meno di tutti hanno interesse alla frantumazione del loro paese.
La firma degli accordi di Dayton consente, tra l'altro, lo stanziamento "sine die" di truppe della NATO sul territorio ridotto ormai ad un protettorato internazionale.

Nella primavera del 1999, dopo anni di strumentalizzazione del movimento separatista pan-albanese, USA ed europei bombardano installazioni militari, strutture produttive, di comunicazione e di trasporto della federazione serbo-montenegrina, allo scopo di agevolare la secessione della provincia di Kosovo e Metohija.
I bombardamenti sulle industrie chimiche a pochi chilometri da Belgrado causano una gravissima contaminazione ambientale, e costringono alla resa il governo jugoslavo. Nella provincia occupata dalle forze NATO e dalle bande dell'UCK, loro alleate, viene instaurato un regime di terrore contro le minoranze, mentre gli USA impiantano enormi basi militari come quella di Camp Bondsteel presso Urosevac, che è la più grande base USA costruita all'estero dai tempi del Vietnam.

In questi anni abbiamo visto di tutto: dai rifornimenti massicci di armi attraverso i nostri porti, talvolta usando persino convogli di organizzazioni religiose o umanitarie (es. Croce Rossa), alla beatificazione di arcivescovi nazisti (es. Stepinac), allo stragismo, operato da servizi segreti "amici" per portare alle stelle la tensione (es. stragi di Markale a Sarajevo), ai bombardamenti di convogli di profughi (es. Kosovo) o di fabbriche presidiate dai lavoratori (es. Kragujevac).
Abbiamo saputo dell'addestramento delle formazioni separatiste da parte di agenzie di mercenari (come la MPRI, che ha sede in Virginia, USA), e del coinvolgimento di agenzie specializzate per il "lobbying" e la disinformazione strategica (come la Ruder&Finn Public Global Affairs).
Sulla scorta di tutto questo, bisogna avere una gran faccia tosta per sostenere tutt'oggi che "l'Occidente non voleva" oppure "non è riuscito a fermare"...

D'altronde, assistiamo ancora adesso alla prosecuzione della strategia di smembramento: nell'attuale RF di Jugoslavia (secessione del Montenegro), nella Serbia (Kosovo, Vojvodina), ed in Macedonia. Anche in quest'ultima repubblica ex-federata il separatismo pan-albanese è stato fomentato negli anni passati, ed è stato fatto esplodere la scorsa primavera (2001) usando le milizie paramilitari dell'UCK che per le loro azioni si sono avvalse delle retrovie del Kosovo, controllate dalla NATO.
La conseguente destabilizzazione ha consentito alla stessa NATO di impiantarsi in Macedonia nel ruolo di "pompiera": seguendo un copione ormai ben collaudato, a fare da pompieri sono gli stessi incendiari.Una stabile presenza di truppe occidentali in tutta la regione, ridotta ad un "patchwork" di protettorati, consente il controllo delle vie di comunicazione, ed in particolare in Macedonia consente di avviare la realizzazione del cosiddetto Corridoio numero 8, sulla direttrice tra Albania e Bulgaria. Si noti d'altronde che anche in Bulgaria, dove pure già vige un regime filo-occidentale come in Macedonia, la presenza di una minoranza turca costituisce per la NATO un utile strumento per far saltare gli equilibri del paese non appena ciò sarà ritenuto necessario.

È il classico "divide et impera".
Gli strumenti per attuarlo possono essere "innovativi" (disinformazione strategica, penetrazione culturale o tramite organizzazioni cosiddette non-governative, eccetera) oppure "tradizionali" (appoggio a settori politici reazionari o direttamente criminali, bombardamenti, occupazioni militari, ecc.), ma la filosofia complessiva è sempre quella dell'"arancia": per meglio mangiarla bisogna suddividerla spicchio per spicchio.
Talvolta qualche spicchio si rompe e bisogna sporcarsi le mani... di sangue.


Ad uno sguardo superficiale, per la conquista dell'Est USA ed UE sembrano adottare una linea unitaria, o quantomeno sono riusciti fin qui ad agire in perfetta consonanza ad ogni passaggio cruciale. Notiamo che pure la Francia, che in teoria dovrebbe esprimere una posizione più autonomamente europea, è entrata nella NATO proprio nei primi anni Novanta, e a parte pochi segnali non appare mai davvero differenziarsi dalla strategia unitaria. La stessa Grecia, che dovrebbe difendere le ragioni dei paesi slavo-ortodossi, sembra non essere in grado di influenzare minimamente le scelte fatte nella NATO a livello centrale.
Ma la NATO non può più essere pensata come una coalizione omogenea, bensì è essa stessa luogo di mediazione del conflitto interimperialistico. Le contraddizioni tra cordate imperialiste esistono e sono già in larga misura visibili.

Certo, spesso dobbiamo scavare più in profondità, per individuare i connotati reali di queste contraddizioni - attuali o solamente potenziali, ma che potrebbero esplodere in futuro.
Sarebbe necessario in particolare conoscere in dettaglio la struttura dei capitali transnazionali, per essere in grado di decifrare chi detiene la proprietà reale della grandi multinazionali e degli imperi finanziari, e per svelare quindi la loro complessa strutturazione "a scatole cinesi".
Troveremmo allora che gli interessi sono spesso trasversali, passano attraverso i grandi Stati imperialisti, non possono sempre identificarsi in uno di questi né in una loro ben definita coalizione.
Tuttavia, in qualche caso il contrasto è netto e chiaro.

Questo vale ad esempio per gli interessi energetici, alla vigilia della "grande crisi" del petrolio (cfr. A. Di Fazio su "Contro le nuove guerre", Odradek 2000), e quindi per i giganti del petrolio.
Questo viene chiarito in recentissimi articoli di Michael Chossudovsky, pubblicati pure sul "Manifesto", dai quali è tratta la maggior parte delle informazioni che seguono.


La cordata petrolifera angloamericana (BP-Amoco-ARCO, Chevron e Texaco) si contrappone decisamente agli europei Total-Fina-Elf, ai quali l'italiana ENI è associata.
Mentre questi ultimi sono "arrivati prima" in Asia Centrale (es. Kazakistan) ed i loro rappresentanti politici (UE) perseguono una politica di avvicinamento alla Russia, gli anglo-americani sono in prima linea nell'interventismo militare e di intelligence nei Balcani, allo scopo di porre sotto il loro controllo le vie di comunicazione.
Per questo motivo, mentre il Corridoio 10 (Danubio) è stato reso inagibile con i bombardamenti del 1999, e viste le incognite armena e curda sulla direttrice che dovrebbe portare il petrolio direttamente al Mediterraneo (Baku-Cehyan), il terrorismo legato agli USA ed alla stessa Turchia tiene in scacco il Caucaso, mettendo la Russia fuori gioco, e condiziona i giochi nella penisola balcanica.

Il petrolio dovrebbe passare attraverso il Mar Nero, arrivare in Bulgaria, a Burgas.
Qui ha inizio il Corridoio 8, che termina a Valona in Albania. La Macedonia è proprio in mezzo.

All'inizio del 2000, la Commissione Europea aveva avviato con la Bulgaria, la Macedonia e l'Albania le negoziazioni per l'ingresso nella UE. Nell'aprile del 2001, la Macedonia era diventata il primo paese nei Balcani a firmare un cosiddetto "accordo di stabilizzazione e associazione".

Ecco perché, proprio negli stessi giorni, il terrorismo dell'UCK, armato ed addestrato adesso soprattutto dagli angloamericani, esplodeva in tutta la sua violenza, per portare viceversa il paese alla de-stabilizzazione e per allontanarlo dalla UE.

Ecco perché il capo della missione OSCE in Macedonia Robert Frowick ha voluto legittimare l'UCK come interlocutore e porre la Macedonia sotto il ricatto: o cambiate la Costituzione, ponendo le premesse per lo smembramento del paese, oppure il terrorismo continuerà.

Ecco perché, secondo vari osservatori, tra l'UCK e gli europei (specialmente i tedeschi) in Macedonia i rapporti non sarebbero idilliaci.Nel frattempo, il colosso energetico angloamericano ha creato un consorzio (progetto AMBO) per la realizzazione di un oleodotto ed altre infrastrutture proprio lungo il Corridoio 8, sottoscrivendo accordi ad hoc con Bulgaria, Macedonia ed Albania, che escludono in larga misura gli europei da qualsivoglia iniziativa...

Il consorzio AMBO ha sede legale negli USA ed è direttamente collegato al potere politico-militare statunitense. Ad esempio, la Hallibuton Energy (società del vicepresidente Dick Cheney) è appaltatrice per le forniture e per la stessa costruzione della base di Camp Bondsteel in Kosovo. La stessa famiglia Bush è fortemente legata alla lobby del petrolio.


Siamo quindi di fronte ad un esempio eclatante di sviluppo contraddittorio degli interessi delle cordate imperialistiche, nel caso specifico del petrolio.
La NATO è essa stessa ambito di mediazione nello scontro tra angloamericani ed europei, specialmente franco-tedeschi.
In caso di rottura, l'Italia, economicamente legata alla UE - si pensi al cruciale, prossimo passaggio dell'Euro! - ma militarmente occupata dagli USA, come potrebbe uscirne fuori?


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Dalla mailing list del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia (CNJ)
ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU

Per informazioni: <jugocoord@libero.it>



FERMIAMO LA GUERRA DEI TERRORISTI N.A.T.O. !


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