Argentina/Mondo: 2002 non più 2002

Sulle tavole imbandite del nostro (sempre meno) opulento Natale, arrivano nuove immagini sconvolgenti: dopo i pestaggi in stile nazista della polizia italiana a Genova, dopo le sparatorie dei CC che uccidono Carlo Giuliani; dopo l'attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono; dopo la "Guerra infinita" di Bush & soci che semina morte, caos e devastazione in Afghanistan; dopo gli F-16 e gli elicotteri "Apache" che il macellaio Sharon manda per uccidere i giovanetti palestinesi; ecco che a invadere gli schermi e le colonne dei giornali arrivano i fatti argentini: decine, centinaia, forse migliaia di assalti a mercati e supermercati, manifestazioni e scontri in prossimità del Congresso e delle lussuose abitazioni dei politici, lo stato d'assedio dichiarato dal governo.
Perché tutto questo?
Ci viene comunicato dai media che la causa è il collasso economico e finanziario al quale questo Paese è arrivato, ma nessuno ci spiega da che cosa (o da chi) questo collasso economico sia stato prodotto e perché abbia causato una reazione popolare così violenta. Quel che è certo, è che stavolta non potranno venirci a raccontare la panzana sul "terrorismo", sui fatti del 11 settembre e sulle ricadute negative sul sistema economico internazionale.
Sì, perché andando a racimolare quelle poche informazioni che girano su Internet o sui giornali, viene fuori che la crisi economica di uno dei Paesi che venivano considerati "emergenti" (guarda caso come il Messico e il Brasile, anch'essi avvitati dentro una spirale di implosione economica e sociale devastante) ha una scia che viene da almeno due anni e che vede come protagonisti differenti soggetti che qui sintetizziamo:
1. Il FMI che, attraverso una serie impressionante di prestiti per abbassare il deficit (40 milioni di dollari solo il 28 dicembre del 2000), impone una serie di misure economiche consistenti nella quasi totale privatizzazione delle aziende pubbliche, aumento delle tasse e taglio delle spese sociali e dei salari.
2. L'amministrazione nordamericana, che, attraverso vere e proprie campagne di disinformazione finanziaria (come quella portata avanti dal Senato USA nel febbraio 2001, che accusando il presidente della Banca Centrale argentina di negligenza hanno provocato una fuga impressionante di capitali) e ondate speculative borsistiche, dissangua l'economia argentina per rimpinguare le proprie casse in deficit cronico.
3. Il governo argentino di centro-sinistra (ma guarda un po' che analogie con l'Italia...), che con il pretesto della lotta contro lo spreco e la corruzione del governo precedente (ma guarda un po' anche qui...) mette in atto un vero e proprio massacro sociale. A questo deve aggiungersi l'intero apparato istituzionale (Camera e Senato) che, in maggioranza composto dall'opposizione peronista (destra), vota a grande maggioranza sia l'aumento delle tasse per 2.250 milioni di dollari (29-12-1999), sia un taglio nelle spese pubbliche per 938 milioni di dollari, la maggior parte dei quali ottenuti con tagli ai salari dei dipendenti pubblici (20-5-2000). Fino all'ultima manovra da 20.000 milioni di dollari che ha dato il là alle esplosioni di piazza.

A questo tragico balletto condotto dall'imperialismo nordamericano, i lavoratori argentini non hanno risposto né con la rassegnazione, né con l'illusione che lo Stato potesse risolvere il problema: dal 9 giugno del 2000, ben sei sono stati gli scioperi generali - di settore e intercategoriali - che hanno scosso il Paese; e a questo vanno aggiunte il ciclo di lotte dei disoccupati (piqueteros) per il lavoro e per il salario. Vere e proprie dichiarazioni di sfiducia alla borghesia argentina e al FMI, con punte significative il 24 novembre del 2000 e nel settembre di quest'anno, tutte caratterizzate da un'amplissima partecipazione e da una forte conflittualità sociale.
Non è quindi un fulmine a ciel sereno ciò che sta avvenendo nel paese sudamericano: dissanguato e lasciato a sé stesso dalla voracità dell'imperialismo, oggi vede una moltitudine proletaria e diseredata reagire riappropriandosi, attraverso la pratica dell'esproprio, della ricchezza prodotta e puntare il dito - non solo in senso metaforico - contro le sedi del potere borghese corrotto fino alle stesse abitazioni dei ministri e leader di partito.
Di fronte alla giusta ribellione degli operai e dei disoccupati, il governo di De La Rua ha proclamato 30 giorni di stato d'assedio, con la sospensione dei diritti politici e carta bianca al governo. Le notizie ci giungono col contagocce, ma nel completo caos istituzionale, con ministri che fuggono di qua e di là, il futuro dell'Argentina si gioca tra l'ipotesi del potere proletario e quello di una nuova stretta dittatoriale.

Commetteremmo però un errore a pensare che i gravi fatti di Buenos Aires costituiscano una "anomalia" in un quadro tutto sommato "tranquillo".
Le misure che hanno portato l'Argentina sul baratro sono le stesse che il governo Berlusconi oggi (e quello di centro-sinistra prima di lui), sta portando avanti di concerto con la borghesia italiana e con la neutralità/complicità di un sindacato confederale che non si assume assolutamente la responsabilità di convocare lo sciopero generale.
La Finanziaria che taglia lo Stato sociale a vantaggio dei crediti di guerra, le deleghe sulle pensioni e sull'articolo 18, il libro Bianco di Maroni sono la specificità italiana di un progetto mondiale di attacco alle condizioni di lavoro e di vita dei proletari.
In Italia come in Argentina nessun partito politico istituzionale, nessun sindacato collaborazionista verranno in soccorso ai lavoratori: flessibilità, precarietà, privatizzazioni e guerra sono il credo con cui il Capitale va all'assalto del lavoro salariato nel nuovo secolo. La FIAT-GM chiude oggi in Argentina per poi fare lo stesso in Italia, l'importante è mantenere inalterati i profitti e la concorrenzialità mondiale.
Come in Argentina, non c'è quindi altra possibilità per la classe che contrapporre al credo della classe dominante, la ragione e la forza degli interessi del lavoro;
all'organizzazione nazionale e internazionale del capitalismo, l'organizzazione e l'internazionalismo proletari;
all'arroganza e alla ferocia repressive, il conflitto e la lotta come unica strada per una società veramente alternativa.

Vogliono ridurci a un Argentina globale, dimostriamo come i compagni di classe argentini che il proletariato non intende piegare più la schiena.

SOLIDARIETÀ AI PROLETARI ARGENTINI IN LOTTA!

FMI E BM AFFAMATORI DELLA CLASSE OPERAIA!
PER LA RICOMPOSIZIONE E L'ORGANIZZAZIONE DI CLASSE,
RILANCIAMO IL CONFLITTO SOCIALE!
W L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!



Assemblea Nazionale Anticapitalista - 21/12/01

(altri comunicati, commenti e link sulla situazione in Argentina su http://digilander.iol.it/glry)

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